«Il foglio era troppo grande. Mi sono persa.»
Di e con
Tomás Acosta, Arianna Barberi e Francesca Laini
Prodotto da
Collettivo LAN-DE-Sì e Teatro al Quadrato
Tutoraggio drammaturgico
Alessandro Di Pauli
Tutoraggio scenico
Paolo Nicli
Scenografia
Federico Biancalani
Luci
Maurizio Tell
Trucco
Federico Carfagno
Genere
teatro d’attore/musica
Durata
55 minuti
Età
6-12 anni
Sinossi
Non sappiamo quando e dove tutto questo sia accaduto, probabilmente molto indietro e molto lontano da qui, tra un antico banco di scuola e il freddo Mare del Nord. È la storia di Maisa, una bambina che fatica a seguire le lezioni del suo maestro e si perde disegnando velieri e balene. Un giorno, Mestre Fisker le dà un tema di punizione: “Che cosa farò da grande?” Di fronte al foglio bianco, Maisa si sente più persa che mai, finché non arriva la musica di un organetto e sul suo banco appare Hugo, un bambino che dice di essere il guardiano del faro. Fra loro nasce subito una grande amicizia, e la risposta al tema la cercheranno insieme. Fra navi leggendarie, tempeste e balene, tra sogno e realtà, si sviluppa la metafora archetipica del mare come luogo di esplorazione, ma anche di smarrimento e ricerca di sé.
Note di regia
Maisa e il Gabbiano remoto è una storia che nasce dal bisogno di esprimere – e di raccontare ai più giovani – i sentimenti oscuri di una generazione o di un’epoca, legati all’ansia di realizzarsi e al timore di perdersi, ma anche il desiderio di guardare al futuro con speranza e coraggio, come accade ai protagonisti in un romanzo di avventura o di formazione. Il tema principale dello spettacolo è la “ricerca di sé”, un contenuto adatto a più livelli di lettura e racchiuso dentro una forma pensata apposta per coinvolgere spettatori e spettatrici di età differenti, grazie ad un linguaggio semplice e, allo stesso tempo, simbolico. In un’epoca ipertecnologica ricolma di stimoli, di fronte alla quale ci si sente spesso disorientati (specialmente nella funzione di educatori), questo spettacolo propone una storia che all’adulto ricorda la ricerca e al giovanissimo ispira il viaggio. Il sentimento che vorremmo lasciare al pubblico si potrebbe chiamare “l’emozione del mare”: l’inquietudine dei fondali scuri mista all’impeto di tuffarsi.
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